woody

#FertilityDay: siamo dentro un tram di problemi inutili

Questa si chiama Italia: è dentro uno di quei tram romani, quelli fantozziani degli anni Settanta, come il 19, che parte dal remoto quartiere Prenestino attraversando San Lorenzo, poi i Parioli, per finire a San Pietro. Si porta avanti a stento appesantito di gente.

Dentro questo tram, in questo momento, si sta discutendo se trasferire miliardi di euro per portare i Giochi Olimpici a Roma nel 2024 quando il lavoro non esiste, il debito pubblico è alle stelle e il credito alle istituzioni pubbliche è stato azzerato. Però dobbiamo sempre prima fare i fighi e ingellarci il ciuffo, perché #vogliamoigiochiaroma. Ah, forse anche perché qualcuno deve coprire qualche grosso riciclaggio.

Dentro questo tram i grandi eventi sono sponsorizzati dal Gioco del Lotto, dove le sale slot hanno sostituito i panifici, e nel frattempo le campagne di sensibilizzazione ti raccontano che quella del gioco d’azzardo è diventata una malattia, e “chiamalo il numero verde se hai un tuo caro finitoci sotto”. #parenteinsensibile

Quello stesso tram infine si guasterà in mezzo al traffico, probabilmente a Trastevere, perché le chiavi per passare a miglior vita te le devi sudare. Pensavi di arrivarci semplicemente solo dopo circa quaranta fermate?

Ma arriviamo a quella dove sale Beatrice Lorenzin. Tra le più chiacchierate proposte del tramtram italiano fu quella passata al Consiglio dei Ministri il giorno 28 luglio. Portata avanti appunto dal suddetto Ministro della Salute, aveva in programma una rivoluzionaria idea per migliorare lo stato dello Stato: una giornata nazionale dedicata alla fertilità umana, da istituire il 22 settembre. Tale iniziativa in parole povere vuole portare avanti l’idea che dobbiamo riprodurci, dobbiamo fare figli. E subito, ora, perché poi il tempo scade.

Inutile però apparire ancor più polemici di fronte a un’iniziativa del genere: è la classica italianata, passerà, troverà consensi e dissapori, tutto qui. E invece no. Hanno voluto rincarare la dose con una degna campagna promozionale che ha veramente sollevato i dissensi di una gran bella fetta di #opinionistisufacebook.

Al di là del fatto che non ci sia nulla di condivisibile, l’idea che forse avrebbe voluto portare avanti un’iniziativa del genere sarebbe stata quella di fare attenzione alle “cattive abitudini”, dannose alla propria salute, e agli eccessi di alcol e droghe. L’arretratezza di questa idea – che fin qui non costituirebbe nulla di tanto scandaloso – è il fine ultimo: quello di procreare bene, perché in corpo sano cresce figlio sano.

Come una pubblicità effettivamente ci istighi ad assaggiare il nuovo McMenu o preferire la Coca Cola, alla stessa maniera sembra averci pensato la squadra di specialisti in comunicazione sulla fertilità a farci venire voglia di fare figli. La Lorenzin ha deciso di diffondere il “verbo” del Fertility Day, con una campagna pubblicitaria che avrebbe dovuto sensibilizzare il popolo e portarlo alla vecchia, buona ed eterosessuale abitudine di metter su famiglia. Perché alla fine dei conti di questo si tratta, di un Family Day al quadrato. L’arretratezza di queste idee si è finalmente manifestata in maniera lampante attraverso alcune immagini che piuttosto che definirle “razziste”, aggettivo jolly a caso, sono semplicemente bigotte, provinciali e completamente anacronistiche allo stato dei fatti attuali. Come lo è la proposta stessa. Cosa ci si aspettava quindi?

fertilityday

Certo, forse dopo tutto potevano essere molto meno brutte da vedere: un’immagine che accosta due foto d’archivio con una foto a colori di simpatici giovani che rappresenta “le buone abitudini”. Invece sotto le “cattive abitudini”: una foto virata in seppia che mostra alcuni ragazzi che si divertono facendo uso di sostanze non tassate dallo Stato. Poi c’è quella di una donna con una clessidra in mano che ti bacchetta perché “la bellezza non ha età, la fertilità sì”, e un’altra ammucchiata di immagini ridicole con frasi così dozzinali che pure quella zia che stava a bisbigliarti “quando me lo fai sto nipotuzzo?!” si è risentita.

fd

È comunque lodevole pensare che si possano concepire creazioni del genere. Perché comunque è una fondamentale teoria estetica anche quella del Brutto, in senso concettuale e aver creato dentro una nuvola di freschezza e benessere – quella in cui vive evidentemente la Lorenzin – un concetto borghese e lontano, che si astrae alla realtà delle cose e che continua a evidenziare profondamente una piaga di questa epoca di crisi è il totale ossimoro tra le proposte dei ministri rispetto alle necessità del popolo. Tutto qui.
Si è intrapresa in attacco la campagna Fertility Fake che ha dichiarato infatti:

Siamo in attesa sì, ma di diritti, perché proprio alle generazioni che oggi sono invitate a procreare vengono sistematicamente negati.

Se poi vogliamo discutere dell’inettitudine di grafici, creativi e copywriter, purtroppo dovremmo arrivare pure al saldo: chissà infine quanto sono stati profumatamente pagati. La Lorenzin prova pure a difendersi dichiarando il licenziamento del direttore della campagna di comunicazione del Ministero, Daniela Rodorigo, a cui è stato ufficiosamente revocato il mandato.

La vergogna è averlo fatto dopo, solo a causa dell’indignazione pubblica.

Ogni tanto però da questo tram scendi barcollando e torni a casa. Apri il computer, vai su YouTube, vuoi far partire un bel video ma ecco subito la pubblicità del test di ovulazione, o peggio, quello di gravidanza che mostra due amiche commosse perché una di loro ha appena scoperto di essere in dolce attesa.

claerblue
Io – quando purtroppo ho dovuto attraversare il tragico e funambolico momento del test – ho sperato che fosse solo il #polpettone.

polpettone
Lo stesso grosso, ingombrante, incredibilmente imbarazzante polpettone che ha infornato la Lorenzin con la talentuosa squadra di creativi della Rodorigo.

Se non fosse il polpettone però, un domani, quando salgo sul tram, spero non mi ritrovi di fronte a un’ennesima campagna di pubblicità regresso della stessa serie, come fu, la ispanica contro l’aborto.

Intanto per ridere in maniera sagace, la creativa indignazione ha risposto.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *