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Love: a Roma l’arte contemporanea incontra l’amore

L’amore, una pulsione improvvisa e sorprendente, un sentimento inafferrabile e mutevole che instancabilmente forgia immagini e figure, linguaggi e suggestioni inattese, sarà il protagonista indiscusso dell’esposizione Love, l’Arte Contemporanea incontra l’Amore, che dal 29 settembre 2016 al 19 febbraio 2017 celebrerà i 20 anni di attività del Chiostro del Bramante di Roma. La mostra curata da Danilo Eccher riunirà per la prima volta gli artisti più importanti del circuito contemporaneo, raccontando attraverso 12 sale le infinite declinazioni dell’amore, dall’essenzialità iconica alla seduzione velata, dalla bellezza eterea sospesa nel tempo fino alla fragilità del corpo abusato.

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Le audaci poesie scultoree di Robert Indiana tingono di blu e di rosso la prima sala del Chiostro, Love e Amor, le opere dalla forza dirompente che racchiudono in quattro lettere la semplicità dell’essenza, l’immagine muta in parola come simbolo della rivoluzione iconica della Pop Art che ha saputo trasformare l’identità quotidiana in arte materica. Il linguaggio diretto della cultura pop prosegue negli incastri di linee e colori che tracciano le sagome sinuose delle donne di Tom Wesselmann, dove i dettagli femminili emergono dalle nuvole di fumo imponendosi attraverso un’immagine squisitamente stereotipata che va ad indossare coraggiosamente i panni dell’emancipazione.

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La teatralità dell’opera di Ragnar Kjartansson si fonde con i gelidi dualismi di Marc Quinn. L’artista dalla natura decadente dietro la rigogliosa bellezza dei fiori recisi di Thor in Nenga, nasconde un processo chimico che congela la vita, e attraverso un inganno blocca i colori vivaci regalando le vigorose cromie alla morte. Il potere evocativo delle parole si cristallizza nei neon di Tracey Emin, e accompagna i corpi incastonati nel legno di Mark Manders, che scivolano in bilico fra la libertà e il dolore. Il dialogo fra passato e presente si compie nelle opere di Francesco Vezzoli, che alla solennità della statuaria romana contrappone la barocca cinematografia di Luchino Visconti. Immancabile l’immagine icona in assoluto dell’amore intenso e contraddittorio, Marilyn Monroe in One Multicoloured Marilyn (Reversal Series) di Andy Warhol, che attraverso un solo sguardo rappresenta l’innocenza e la seduzione, l’eleganza e la povertà, la dolcezza e al contempo la perversione.

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Il bacio come linguaggio universale sospeso nel tempo ripropone all’infinito la magia delle scene cinematografiche che celebrano quest’atto d’amore per eccellenza nella videoinstallazione di Tracey Moffatt, mentre un imponente cuore, opera di Joana Vasconcelos, oscilla fra l’assolutezza e la malinconia della ripetitività quotidiana. Il macabro gioco dai toni fiabeschi di Nathalie Djurberg e Hans Berg, conduce al moto ossessivo di una giostra di cartapesta che si trascina in un vortice di illusioni e di marionette.

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I pallidi acquerelli di Francesco Clemente affollano l’ultima sala di figure immaginifiche venute dall’oriente, che affondano nella resa di un cuore consumato, che si dissolve in livide visioni. La necessità di mettersi in gioco ci spinge infine a precipitare dentro l’opera d’arte, che altro non è che la massima espressione percettibile d’amore, e Yayoi Kusama ci invita a farlo attraverso la sua Infinity Mirrored Room, ovvero All the Eternal Love I Have for the Pumpkins, uno psichedelico gioco di specchi e zucche che infrange il confine tra l’uomo e il mondo, attraverso una vertigine che capovolge ogni prospettiva.

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[Foto di Nadia Gardini]

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