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13th di Ava DuVernay apre il New York Film Festival

Per la prima volta nei suoi 54 anni di vita il New York Film Festival è stato aperto da un documentario, 13th.

L’ultimo lavoro diretto da Ava DuVernay, già conosciuta per Selma, è stato prodotto da Netflix che, quest’anno insieme ad Amazon ha regalato al pubblico alcune importanti produzioni.

Il titolo è un chiaro riferimento al XIII emendamento costituzionale che abolì la schiavitù l’8 aprile 1864.

Il documentario fa luce sulla disuguaglianza con cui si applica la legge negli Stati Uniti le cui stime preoccupanti (il 40% delle persone incarcerate è afroamericana) hanno delle importanti ripercussioni economiche, politiche e sociali.

Le condizioni lavorative in carcere aggirano l’emendamento e i diritti inalienabili dell’uomo -la manodopera ha un costo irrisorio-, e trasformano la prigione nella versione democraticamente accettata delle piantagioni.

In un caleidoscopio di immagini brutali, 13th esplora la triste realtà delle mass-incarceration analizzando il deformante linguaggio dei media che, negli anni, ha relegato un’intera categoria di persone a ruolo di super-predatori pericolosi per la società.

Definito da buona parte della critica come il miglior film di Ava DuVerney, dove Selma veniva tacciato di voler semplificare una parte di Storia così complessa come il dibattito politico e le lotte di Martin Luther King, 13th si libera da un intento puramente didattico per porre l’attenzione su una zona grigia di comportamenti, dati, trattamenti che nascondono un razzismo post-moderno: e quale incipit migliore per chi fa cinema se non partire dai film di D. W. Griffith La Nascita di una Nazione?

È stato un anno difficile: il 2016 è stato l’anno delle polemiche sugli Oscar, della giustizia sommaria per le strade, della “guerra civile” tra razze tanto auspicata da Charles Manson e delle elezioni più problematiche degli ultimi due decenni. I discorsi di Donald Trump alternati alle immagini violente delle lotte per i diritti civili, avranno sicuramente un effetto tanto politico quanto umano ma la strada, come ci ricordavano in Selma, è ancora lunga.

 

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