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Stephen King, magico cantastorie imperfetto

Stephen King trasforma gli incubi in realtà. Sebbene spesso “maltrattato” dalla critica statunitense, questo scrittore del Maine è senza dubbio uno dei più prolifici dei nostri tempi. E quello che ha gettato le basi per l’horror cinematografico e televisivo che conosciamo adesso.

E’ inutile negarlo: chiunque prima o poi prova a portare sul piccolo o grande schermo un’opera di Stephen King. Lo fa per passione, per sfida o semplicemente perché spera di bissare il successo ottenuto dal romanzo adocchiato. E lo scrittore, il Re (come viene definito dai suoi fan giocando con il suo cognome) lascia fare, talvolta inserendosi nell’opera finale con un cameo. Piccole comparsate tanto amate dai suoi estimatori.

Cantastorie imperfetto

La particolarità di Stephen King come cantastorie non è quella di essere perfetto: non lo è affatto. E chi possiede conoscenza di ciò che è stata la sua vita sa che buona parte della sua produzione, soprattutto negli anni ‘80, è stata frutto della dipendenza da sostanze non propriamente lecite. E’ una cosa che lui stesso ha raccontato. Ma nonostante questa sua imperfezione, nel corso degli anni è stato in grado di creare un vero e proprio mondo parallelo attraverso i suoi romanzi, collegandoli l’uno all’altro e riunendoli idealmente sotto la sua opera epica “western”: la saga de La torre Nera. Ci sono voluti quasi trenta anni per completarla e la paura di morire prima di riuscirci. Dopo un lungo silenzio King, infatti, pubblicò (dal 2003 al 2004, N.d.R.) gli ultimi 3 corposi capitoli della sua storia dopo essersi ripreso da uno spaventoso incidente.

Il tocco magico di Stephen King

Una serie composta da volumi che sembrano cambiare narrazione e punti di vista ogni volta che vengono riletti e che riescono a far comprendere tutto ciò che involontariamente si è perduto nella sua immensa biblioteca. E’ proprio questo il “tocco magico” di Stephen King: quello di riuscire a far sembrare come perfettamente plausibili intrecci che non avrebbero né senso né motivazione di esistere in altri contesti se non in quelli finemente creati da lui. E’ quella capacità poco comune di prendere elementi reali e porre il lettore nella condizione di immedesimarsi per poi lanciare la bomba del sovrannaturale.

Una vita normale

La sua vita, alla fine, non è stata nulla di speciale: ha iniziato la sua carriera come scrittore squattrinato post universitario, in grado di mantenere a stento la famiglia con lavoretti saltuari e piccole pubblicazioni su riviste. Poi arriva Carrie e l’essere notato da un regista come Brian De Palma. Un film splatter e nemmeno troppo curato diventa un trampolino di lancio perfetto per King e per la sua carriera. Tutti lo vogliono e tutti lo cercano. E la scrittura diventa il principale (immenso) guadagno della sua vita. Perché è inutile prendersi in giro: i critici potranno anche non amarlo, ma i suoi fan ne vanno pazzi e sono dipendenti dai suoi libri. Questo si traduce, per ogni singola storia, in milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Dopo quasi 50 anni di carriera la sua vena creativa non si è affievolita. Ma Stephen King, uomo dalle mille risorse, ha iniziato ad esplorare anche campi della scrittura che non gli sono mai stati congeniali. E questo è un pregio che nessuno può negargli: quello di mettersi in gioco sempre e comunque nonostante il passare del tempo.

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