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Ai Weiwei. Libero: Firenze dedica una grande retrospettiva all’artista cinese

Installazioni monumentali composte da oggetti e materiali assemblati, sculture simbolo di una lunga e controversa carriera all’insegna dell’arte e della politica, la mostra Ai Weiwei. Libero, accoglie fino al 22 gennaio 2017 a Firenze e, per la prima volta in Italia, le opere di uno fra i più discussi artisti contemporanei.
Palazzo Strozzi, trasformatosi in uno spazio espositivo unitario, propone un percorso che tocca le varie fasi artistiche di Ai Weiwei, che con le proprie opere ha letteralmente invaso ogni parte dell’edificio storico fiorentino, dal Piano Nobile al cortile, dalla Strozzina fino alla facciata.

La retrospettiva curata da Arturo Galansino spazia dagli inizi newyorchesi degli anni ottanta e novanta, nei quali Weiwei esplora l’arte dei grandi maestri come Marcel Duchamp e Andy Warhol, fino ad approdare ai ritratti in LEGO di dissidenti politici o alle imponenti composizioni create con le biciclette o gli sgabelli. Un grande artista con in mano un’ottima padronanza della comunicazione d’effetto, le sue crociate artistiche volte a denunciare i grandi mali sociali cinesi e “mondiali” come l’abuso dei diritti umani, l’inquinamento, la repressione in Tibet e persino la questione dei migranti del Mediterraneo, richiamano sempre più consensi, trattandosi di temi drammaticamente attuali.

E allora i gommoni arancioni che scintillano attorno alle finestre bifore della facciata cinquecentesca, lo Snake Bag bicromo formato da 360 zainetti scolastici creato in memoria degli oggetti appartenuti alle giovani vittime del terremoto del 2008 nel Sichuan, più che opere d’arte o trasversali strumenti di denuncia, si riducono a mero feticcio che si ripete in serie. Repliche ripulite, di tragedie e disagi che non hanno bisogno di copie per smuovere gli animi e richiamare l’attenzione popolare, proiettano le ombre di una speculazione propagandistica egocentrica, che offusca qualsiasi forma d’arte o di umana redenzione.

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