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London Town, la rivoluzione su piccola scala

Dai sobborghi di Wanstead a Londra e ritorno, un racconto di formazione che attraversa l’onda punk con la leggerezza della più fiera indipendenza. E Joe Strummer è il fratello maggiore verso l’età adulta.

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Presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella Città, London Town è una sorpresa che riscalda il cuore e fa muovere collo e piedi. Un pogo punk che accompagna il quindicenne Shay (Daniel Huttlestone) non verso una ribellione fine a se stessa – “Sid Vicious è un cazzone”, afferma nella sua precoce conoscenza della farina e della crusca – ma a una crescita umana e musicale (o musicale e umana?) scandita dalle canzoni dei Clash in una Inghilterra di fine anni 70.

Vessato dai compagni di scuola più grandi, incastrato a Wanstead, tra un padre che sbarca il lunario e una madre fuggita a Londra a fare la musicista, Shay è un perdente conscio che sarà il sussidio l’abbraccio mortale della vita dopo la scuola. L’ascolto dei Clash, un viaggio in treno dove una ragazzina punk gli farà capire che “non c’è niente di meglio che andare a Camden Town a comprare i biglietti per un concerto”, metteranno tutto in discussione.

Il regista Derrick Borte, già rivelatosi non banale narratore nella commedia The Joneses, accarezza i drammi ma non se ne lascia travolgere, lasciando che sia la musica a fare la rivoluzione nella testa di un’adolescente che dovrà crescere in fretta. Troppo in fretta. Con una sorellina da proteggere, un negozio da mandare avanti con il padre in ospedale, i conti con un passato da mettere in prospettiva, Shay dovrà vivere giorno per giorno, guardare alla rivoluzione in scala minore del quotidiano.

Ed è qui che London Town azzecca gli accordi migliori, evitando il facile ribellismo, ma riappropriandosi di tutta l’ingenuità chiassosa dell’utopia punk: una rivoluzione non di massa, ma personale. Shay è salvato dal punk rock, ispiratore di ogni sua scelta, trovando negli incontri fortuiti e immagnifici con Joe Strummer (perfettamente interpretato da Jonathan Rhys Meyers), un fratello maggiore che non lo manda allo sbaraglio contro un muro, ma cerca di aprirgli una porta. Una possibilità. E solo dopo, una via di fuga. Utilizzando come mezzo narrante e non solo come sottofondo e commento la musica dei Clash, Borte riesce a restituire tutta la selvaggia bellezza di una prima volta: il primo ascolto della musica che ti cambia la vita, il primo amore, la prima volta con una ragazzina, la prima scelta difficile. E lo fa con la fiera indipendenza del punk e del miglior cinema.

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