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Mick Jagger e soci, on the road per la fine (in gloria) della rivoluzione

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Domenica in rock alla Festa del Cinema di Roma. Il documentario The Rolling Stones Olé Olé Olé: A Trip Across Latin America, celebra il tour in America Latina culminato con lo storico primo concerto all’Havana lo scorso marzo.

La linguaccia dei Rolling Stones sui muri della Storia. Presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma, per la regia di Paul Dugdale (alla sua seconda con la band inglese dopo Sweet Summer Sun – Hyde Park Live), The Rolling Stones Olè Olè Olè: A Trip Across Latin America racconta il rutilante on the road di Jagger, Richards, Wood e Watts che da febbraio a marzo 2016 ha girovagato per Cile, Argentina, Uruguay, Brasile, Colombia, Perù, Messico e Havana – Cuba – in provincia della Storia. Un incontro tra il rock bianco e la sfuggente grazia della gente latina, un abbraccio tra camere di albergo, sigarette, profumi di alcol e droga, milioni di dischi e tour trionfali lunghi 50 anni, e le piccole storie di gente normale. Culture intrecciate tra la polvere di casa e il sogno di un lontano rock’n’roll. Paint it Blank cantano dal ’65 gli Stones, ma è una linguaccia arcobaleno, quella che ormai portano in giro. Non come dinosauri di un’epoca irripetibile, o sopravvissuti da rottamare, ma la matura giovinezza infinita di una rivoluzione sixteen andata oltre i decenni, le mode, i muri, le longitudini. E le dittature.

E così concerto dopo concerto, canzone dopo canzone, città dopo città, ne esce il ritratto di centinaia di migliaia di piccole storie, tutte valide, tutte importanti, private e collettive che riguardano gli Stones e l’America Latina, dal fenomeno dei Rolingas in Argentina (sorta di cultura underground ispirata a Jagger e compagni) al boato della folla di Cuba. Per la prima volta gli Stones suonano sulla terra di Fidel Castro, dove l’embargo sembra ora un ricordo, le colpe del capitalismo e le contraddizioni del Castrismo, vengono spazzate via dal riff di Jumpin Jack Flash che hanno fatto da colonna sonora per quattro generazioni di bianchi seduti comodi al grande banchetto, ma che per i 500 mila del Coliseo de la Ciudad Deportiva di Havana, sono la migliore e più potente verità del rock: una rivoluzione culturale permanente, che non può che finire in gloria. E senza Satisfaction. Ci mancherebbe.

Il trailer:

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