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Viggo Mortensen alla Festa del Cinema di Roma: “Sul set se non credi in ciò che fai l’idiota sei tu”

Un giorno con l’attore di Captain Fantastic alla Festa del Cinema di Roma. Dai figli all’arte ingiudicabile per la critica: “Tutti noi recitiamo, gli artisti sono coloro che ricordano e fissano un momento” .

Il ritorno del Re è un balsamo per il maledettismo e il glamour. Viggo Mortensen, classe 1958, è da questa mattina nei corridoi dell’Auditorium di Roma, tra interviste di rito, divertiti red carpet, l’incontro prima con la stampa poi con il pubblico e la prima di Captain Fantastic di Matt Ross. Una storia di un padre di sei figli che vive nei boschi dello stato di Washington. Un “non luogo” su cartina geografica che ben si addice all’uomo Viggo Mortensen. E’ un (bel) oggetto curioso questo attore capace di portare con straordinario talento il personaggio di Uomo in The Road, tratto dal premio Pulitzer Cormac McCarthy, restituendogli tutta la responsabilità di un padre e il dramma di chi sa che la fine è inevitabile, come di passare alla cassa della storia del Cinema come l’Aragorn de Il Signore degli Anelli. Ed è con un sorriso beffardo che confessa la difficoltà di accettare un ruolo così spartiacque.

Dall’indipendenza del prima e il possibile baratro della fama. “Ero dubbioso, non sapevo se questo ruolo sarebbe stato un bene nella mia carriera, se era ciò che cercavo. Ma mio figlio era accanto a me quando ne discutevo al telefono con il mio agente. Mi ha chiesto: di che film si tratta? – ed io ho risposto “Il Signore degli Anelli”, “accettalo subito!” fu la sua risposta entusiasta”. Mortensen ricorda la stranezza di un set da blockbuster-effetti speciali come quello di Peter Jackson: “Spesso mi trovavo a brandire spade con accanto solo Orlando Bloom o John Rhys-Davis, a parlare in mezzo a luci verdi, e con i tecnici che bevevano caffè. A parlare a sedie dove un tecnico leggeva il copione e noi vestiti di tutto punto. Una situazione assurda, ma se sul set se non credi in ciò che fai, l’idiota sei tu”.

Messi in soffitta i panni di Aragorn, Mortensen è stato uno dei pochi (se non l’unico) attore della saga a tornare a fare ciò che sapeva far meglio: recitare con qualità in film di altrettanto valore. La collaborazione con David Cronenberg in A History of Violence, La Promessa dell’assassino, A Dangerous Method sono la sua vera trilogia. “David Cronenberg sul set è un uomo che non urla, ascolta le idee degli altri e poi decide per il meglio. Non è invadente con l’attore, ti lascia lavorare e tu sai che sta prendendo su di se tutte le pressioni di un regista, il tenere sotto controllo ogni aspetto della produzione, delle tempistiche, giorno per giorno. Uno stress che non arriva mai a noi sul set. Ed è la persona più preparata che abbia mai conosciuto per questo lavoro”.

Una volta scrissi una poesia, su ciò che si prova quando esci da una sala cinematografica. Il senso di straniamento che provi. Sin da piccolo andavo al cinema, devo ringraziare mia madre per questo, e anche se non ho pensato subito di fare l’attore, mi affascinava tutta quella magia che sentivo nella sala”. E’ con la serenità dell’uomo e dell’artista che ama il percorso fatto che Viggo Mortensen si rivolge alla platea, quasi impacciato e sinceramente divertito: “I bambini ballano, cantano, recitano senza giudizio, poi crescono e iniziano ad avere senso critico. Alcuni addirittura inizieranno a dare il proprio giudizio sul lavoro altrui. Non riesco a concepirlo. L’arte è ingiudicabile perché è il percorso interiore di ogni persona. E l’artista è semplicemente colui che ricorda, che fissa il momento preciso dell’emozione e della creazione. Qualsiasi giudizio non ha nulla a che fare con tutto questo”.

In un Auditorium che ha visto (e che vedrà) in questi giorni troppi maestri, troppi professori a cui qualcun altro ha dato questo titolo, meglio il Re senza corona. Fortunatamente.

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