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Rooney Mara: il fascino glaciale del talento

In concorso alla Festa del Cinema di Roma con i nuovi Una, The Secret Scripture e Lion l’attrice statunitense stacca nuovamente la concorrenza. E senza bisogno di indossare un costume.

Figlia del vicepresidente della squadra di football americano dei New York Giants, Rooney Mara ha seguito le orme della sorella Kate (House of Cards) ed è diventata una delle migliori attrici della sua generazione. A consegnare l’algida 30enne al successo internazionale, è stato il ruolo dell’hacker disfunzionale e punk Lisbeth Salander in Millenium di David Fincher. Una nomination agli Oscar non scontata nel remake del grande successo svedese Uomini che odiano le donne. Grazie a questa interpretazione, Rooney si è distinta per il grande talento e per l’immagine atipica, opposta a quella popolare e spontanea di Jennifer Lawrence: Rooney è alto-borghese, glaciale, laconica. Il secondo passo è arrivato con Carol, film in cui la fu Lisbeth Salander si è trasformata in una commessa newyorchese con il fisico magro, la frangia corta e la grazia di Audrey Hepburn. Todd Haynes ha reso Rooney Mara la star di un cinema di enorme raffinatezza, tanto estetica quanto narrativa. Carol è un prodotto che non lascia solo ammirati, ma anche coinvolti e commossi e la giovane attrice ha affrontato la parte con grande coraggio e se ne è mostrata all’altezza. Perché Rooney Mara non ha certo paura dei ruoli difficili. Questo lo dimostra la sua carriera: breve, ma piena di interpretazioni intense e controverse.

Così come controverso è sicuramente Una, adattamento dello spettacolo teatrale dello scozzese David Harrower, da lui scritto per il cinema e affidato alla regia del drammaturgo australiano Benedict Andrews. Il film, presentato in questi giorni al Festival di Roma, ha mostrato, ancora una volta, una Rooney Mara capace di offrire una performance di grande spessore, nervosa e introiettata, che trova un perfetto contraltare nell’ottimo Ben Mendelsohn. Dietro alla parvenza di apatia e inespressività, Rooney si è rivelata capace di celare tutti i dolori e i patimenti di una donna che ha visto irrimediabilmente segnata la propria vita in giovane età e che sente il bisogno di ripercorrere il suo travagliato cammino per chiuderne in qualche modo il cerchio. Il film racconta, infatti, la storia di una donna che si presenta sul posto di lavoro di un uomo che, quindici anni prima, quando lei ne aveva 12, l’ha stuprata. Arrivata a lui, che si è ricostruito una vita dopo essere uscito di carcere, dopo averlo riconosciuto su un giornale, la donna è in cerca di risposte, mentre l’uomo vorrebbe solo dimenticare. Una è un film che mette a disagio, che riapre vecchie ferite non rimarginate, di quelle che tutti, anche noi spettatori, vorremmo non venissero mai riaperte. Ma questa non è l’unica pellicola del Festival di Roma ad affidarsi alla giovane Mara.

E’ nella piovosa giornata di oggi la prima di The Secret Scripture di Jim Sheridan, dramma basato sul romanzo “Il segreto” di Sebastian Barry, che punta su di lei e le offre un’altra prova tutt’altro che facile. La pellicola racconta la storia di una donna che, confinata per oltre cinquant’anni in un ospedale psichiatrico, racconta la sua vita a un medico, facendo emergere insospettabili verità. Malgrado il tetro ambiente che la circonda, c’è una luce nei suoi occhi che niente potrà mai spegnere. Il dottor Stephen Grene è incuriosito da lei e sente il bisogno di far luce sul suo passato e di aiutarla a conquistare la libertà. “In particolare,” spiega il regista Sheridan, “mi interessava raccontare la storia di una madre e di un figlio, sullo sfondo delle tante adozioni forzate avvenute per volere della Chiesa Cattolica in Irlanda. Una storia toccata da molti altri film, come per esempio Magdalene o Philomena , alla quale però volevo aggiungere una nota positiva, con la vittoria di una donna“.

In attesa di Lion di Garth Davis, in programma nella giornata di chiusura della Festa, l’ideale trilogia sulle sponde del Tevere ci consegna una Rooney Mara sempre più matura. Sperando, sinceramente, che il costume di un supereroe non l’appiattisca alla massa come molte sue colleghe.

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