festival-del-cinema-roma

Roma Film Festival: utopia, terrorismo e sfrenata allegria

L’undicesima edizione chiude in attivo di pubblico e visibilità. Captain Fantastic e Nocturama gli unici film di cui varrà la pena parlare nei prossimi mesi. Non può bastare.

Lunedì mattina di tappeti rossi da arrotolare, stand da spostare, scatoloni in cui rinchiudere per un anno i vessilli. All’indomani della giornata di chiusura della Festa del Cinema di Roma “la sfrenata allegria” di cui ha parlato ieri Roberto Benigni è il giusto epitaffio a dieci giorni di contraddittoria passione. I numeri sono tutti dalla parte di Piera Detassis e Antonio Monda, al loro secondo anno come Presidente della Fondazione Cinema per Roma e Direttore Artistico, con un ulteriore aumento di presenze all’Auditorium, di penetrazione in luoghi altri della città (dal vicino Maxxi al drive-in all’Eur), e di visibilità sui media nazionali e non. Insistere sull’idea di festa e non di festival, di una rassegna che incontri il pubblico senza gli assilli (o la doverosa qualità?) di un premio della critica, ha confermato croce e delizia di una strada intrapresa più per convenienza che per reale “visione”.

All’undicesima edizione, la Festa del Cinema di Roma prosegue così la sua crescita schizofrenica. Non riuscendo più ad attirare prime mondiali, ma dovendo “riciclare” prodotti già presentati in altri festival dove la selezione è stata squilibrata e non troppo coraggiosa. Con molti film su tematiche razziali (l’applaudito Moonlight, l’enfatico The Bird of a Nation) e uno sguardo alle cicatrici della Storia non sempre lucido (il didascalico Snowden, l’ottimo Afterimage e l’inutile Denial), la scelta di portare alcuni dei film che potrebbero rivelarsi di più riuscita ai botteghini compensa il non aver trovato un vero gioiello autoriale tra i film in concorso (a voler escludere il sempre personale Into the Inferno di Herzog). Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan ha vinto la scommessa di fare del melodramma famigliare un percorso di sguardi all’indietro, di pause e non più di sole grida, guardando più al cinema europeo e meno all’enfatico incedere di tanto drama americano. La sua vittoria sarebbe stata assai probabile se non ci fosse stato Captain Fantastic di Matt Ross. Un film che è dal Sundance dello scorso gennaio che riscuote positivi consensi, passando per Cannes e che è stato proiettato nelle sale americane già da luglio. Arrivato quindi a Roma vecchio e nuovo, atteso e già dibattuto. La contraddizione della Festa.

La bravura e il magnetismo di Viggo Mortensen, la pacata regia di Matt Ross, l’utopia di una educazione anti-scolastica e anti-sistema, hanno conquistato il pubblico, che ha sicuramente trovato modo di respirare nella rigida mediocrità di altri prodotti. E’ stata la scelta più logica e giusta, anche se nelle sale dell’Auditorium si è visto di molto meglio. Captain Fantastic è stata un collaborazione con Alice nella Città, la sezione parallela e autonoma della Festa che ha risposto con molto più coraggio e qualità alla chiamata annuale. Ed è proprio grazie ad “Alice” che si è potuta respirare aria di festival.

Tra la malinconica ribellione del punk rock di London Town, le fughe rap di Kicks (vincitore nella sua categoria) e l’iniziazione alla morte di I’m not serial killer, rimarrà sottopelle il terrorismo senza causa di Nocturama. Bonello e i suoi ragazzi votati al martirio non islamico, ma alla perdita di una innocenza mai davvero provata, elevano la sufficienza generale in vero piacere della visione. Un cinema quello di Nocturama che si ribella sia alle soluzioni facili e alle mode bucoliche, rileggendo la Storia per quello che è nel quotidiano (e nelle menti) di ognuno. Non il risultato di un complotto da governo ombra, ma un percorso di dubbi e non risposte, di domande e false piste, di vittime e carnefici senza più distinzioni.

E il cinema italiano? Se Daniele Vicari ha confermato i pregi e i difetti del suo cinema, la Festa porta in attivo l’aver presentato 7 minuti di Michele Placido. Non riuscito, irrisolto e mal recitato, ma probabilmente il film più importante dell’anno al momento. E non c’è da esserne sfrenatamente allegri.

Dopo 11 anni c’era da aspettarsi qualche sorpresa, stupore e bagliore in più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *