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L’Italia è una Repubblica fondata sul terremoto

Ancora. Siamo stufi, la gente è stufa e lo scrive sui muri social perchè esasperata non sa a chi rivolgersi. Ancora il terremoto. Basta. Rientro da un viaggio di lavoro di due splendidi giorni in costiera Sorrentina, tempo di posare le valigie in casa, salutare i figli ed ecco la prima scossa delle 19.10 e poi quella forte dopo le 21.

Sono a Roma: si muove il letto a castello dove sto coi figli per farli addormentare, si muove il lampadario, si muove tutto. Qui a Roma, a oltre 170 km da dove è l’epicentro e subito la mente corre  a due mesi fa, a quando il terremoto è entrato nella mia vita, e a quelle persone, popolazioni, parenti, clienti, amici.

Da 13 anni vivo qui e questa è la mia terra.

Ho tanti parenti nelle Marche, lo spaete amici cari: provo subito a chiamarli, sono al buio, hanno paura.

Ho tanti amici nelle Marche, Umbria, Abruzzo: cerco notizie di loro su internet.

Ho tanti clienti nelle Marche, Umbria, Abruzzo: invio loro una mail.

L’Italia è una Repubblica fondata sul terremoto, sulla fragilità, sulla frangibilità. Urliamo Basta perchè non sappiamo più che cosa fare, perchè se è vero che le scosse non devono buttarci giù le case, però ci fanno paura, ci fanno dormire tutti abbracciati, ci fanno dare spiegazioni ai figli che avremmo volentieri evitato. Le scosse continue sono uno stress difficile da spiegare a chi non le vive e, anche se non ci buttano giù la casa, ci buttano giù il cuore, ogni volta, ogni attimo.

E’ difficilissimo imparare a convivere col terremoto che si comporta come un cecchino.

Basta, anche da questo editoriale lasciatemi gridare Basta: lo so che non serve niente ma almeno mi sfogo

Il Direttore

 

 

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