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Robert Mapplethorpe, la perversa fotografia in un documentario senza filtri

La passione per i ritratti scabrosi, la forza rivoluzionaria del suo sguardo trasversale, e la carica erotica dei suoi nudi plastici, hanno fatto di Robert Mapplethorpe un mito della fotografia contemporanea. Una figura controversa, che ha ricercato e abitato a lungo la provocazione, sperimentandola in tutte le sue sfaccettature, spingendosi nei luoghi più remoti della trasgressione e dello scandalo alla ricerca ossessiva di una bellezza perfetta e icastica che guardava alla statuaria classica, perché in fondo per lui scattare una fotografia era un “ modo sbrigativo per fare una scultura”.

La sua personalità ambiziosa e affascinante ha avuto un forte impatto nell’underground newyorchese degli anni 80, l’estetica vorace dei suoi scatti ha raccontato la sessualità nelle differenti declinazioni contemporanee, dall’omosessualità al feticismo, elevandola a un piano rappresentativo che ha scavalcato lo scandalo, approdando ad una straordinaria eleganza formale. La luce e i contrasti del bianco e nero scolpivano i soggetti che nelle pose estreme rompevano così le barriere fra arte ed erotismo, celebrando l’autentica sensualità delle composizioni che presentavano il corpo come un’opera d’arte.

Nato nel 1946 a Long Island, in una famiglia cattolica e osservante di origine irlandese, negli anni sessanta frequenta il Pratt Institute di Brooklyn prima di dedicarsi completamente alla fotografia, immortalando il suo universo personale, da Patty Smith la sua amica di sempre, al modello e amante David Croland, dalla campionessa di body building Lisa Lyon fino ai fiori. Malato di Aids si è spento nel 1989, lasciando un’immensa eredità artistica, che il documentario Mapplethorpe: Look At The Pictures, diretto da Fanton Bailey e Randy Barbato, attraverso le testimonianze di amici, famigliari e collaboratori fa rivivere senza filtri.

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