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Halloween, il lato più oscuro dell’arte

Halloween è una festa dalle origini antichissime, e contrariamente alle credenze popolari, le sue radici non sono americane, bensì risiedono nelle tradizioni dei Celti, quei popoli di provenienza indoeuropea che in età preromana si stanziarono nell’Europa Centrale.

Un popolo che viveva prevalentemente di pastorizia, e che scandiva i ritmi della vita attorno alla concezione ciclica del tempo, la fine di ogni ciclo veniva infatti celebrato attraverso lunghi festeggiamenti e così lo Samhain, letteralmente la fine dell’estate che ricadeva il 31 ottobre, era un rito per ringraziare le divinità per la loro benevolenza e per esorcizzare l’arrivo dell’inverno.

Samhain inoltre, alla vigilia del nuovo anno, che iniziava il 1º novembre, si trasformava in una divinità delle tenebre che richiamava a sé tutti gli spiriti dei morti, cosicché l’aldilà si fondeva con il mondo dei vivi. I Celti dopo l’accensione dei Fuochi Sacri, tornavano dai boschi indossando maschere grottesche, facendosi luce attraverso delle cipolle intagliate con all’interno le braci sacre. Samhain divenne dunque una celebrazione che alla morte fondeva i festeggiamenti del nuovo anno, un rituale di travestimenti per allontanare gli spiriti e per esorcizzare le paure.

Parliamo quindi di una sorta di Danza Macabra che si interponeva fra due mondi e fra due stagioni, e trovava libera espressione nei riti popolari che cercavano di scacciare le paure inconsce dell’ignoto e della morte, sbeffeggiandole a suon di maschere e ironia. Nell’iconografia dell’arte quello della morte è un tema fortemente presente, sin dalle danze macabre tardomedievali, una serie di balli allegorici che coinvolgevano uomini e scheletri, fino alle rappresentazioni dei teschi che dalla Preistoria, passando per Caravaggio, all’epoca contemporanea si è sempre imposto nell’immaginario delle società.

danse_macabre

Gli artisti contemporanei hanno reinterpretato questo simbolo atavico rendendolo sempre più attuale, arrivando quasi a spogliarlo dal significato di emblema di morte come nel caso di For the Love of God, il teschio realizzato da Damien Hirst e rivestito da 8.601 diamanti puri, una rappresentazione della vanitas ai giorni nostri. Mentre assemblaggi di bronzo, oro, argento e metalli compongono i teschi dell’artista francese Alain Bellino, che ispirandosi alle rappresentazioni rinascimentali ha proiettato il teschio al fine di ornamento decorativo.

hirst-teschio-diamanti

L’oscurità dell’inconscio domina la poetica decadente delle opere di Zdzislaw Beksinski, l’artista polacco dai paesaggi spettrali e dagli scheletri evanescenti che costruiscono le architetture gotiche dell’incubo, e si pongono fra l’onirico e il reale, sviscerando gli abissi della mente umana. Gli scenari più bui della psiche si incastrano nei volti inquieti di Chris Mars, artista americano creatore di figure nervose e grottesche, i cui tratti trasfigurati, e i teschi si intrecciano in un groviglio di carni ed ossa che sfuggono come tante maschere, celando la sostanza dell’eterno presente. Il tema della vanitas, ricorrente nella storia dell’arte, è stato un luogo che ha affascinato l’uomo per moltissimi secoli, che si è interrogato al cospetto di questi “memento mori” e scrutando dall’oltretomba rivela la realtà ultima e prima.

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chrismars

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