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Intervista a Rutger Hauer: ‘Le cose facili sono per i morti!’

Si è svolta stamani la conferenza stampa con Rutger Hauer.

L’attore olandese è presente al Trieste Science+Fiction Festival per ricevere il premio alla carriera Urania d’Argento.

Rutger Hauer è uno dei volti più iconici del cinema: The Hitcher, LadyHawke ed ovviamente Blade Runner sono solo alcuni dei suoi cult.

Durante la conferenza, Hauer ha parlato del passato e del futuro della sua carriera, rispondendo alle domande dei presenti.

Il 2017 sarà un anno con grandi aspettative, a partire da Valerian di Luc Besson ed il sequel di Blade Runner. Ci può parlare dei due progetti?

In realtà non ne so molto di entrambi. O meglio, per Valerian ho girato con Besson solo un giorno. Fu un un favore che mi chiese e che mi ha fatto molto piacere, dato che non avevo mai lavorato con lui. Tra l’altro, ho passato un po’ di tempo in compagnia di Ethan Hawke, attore con cui ho lavorato già due volte ma che ho solo incrociato. Per fortuna, in questo progetto siamo riusciti a conoscerci di più. Ho appena finito di scrivere una sceneggiatura 24h to live in cui mi piacerebbe averlo nel cast, se ovviamente il progetto va in porto. Per quanto riguarda Blade Runner, sarò sincero, la trovo una manovra un po’ inutile, non credo sia un film che ha bisogno di un sequel.

Per quanto sia una domanda che le hanno sicuramente già fatto molte volte, ci può raccontare la genesi del grande monologo di Blade Runner?

Il monologo era già presente nella sceneggiatura. Ridley ed io lo abbiamo letto e riletto. Ci siamo resi conto che tutta la pellicola era un crescendo, quasi una sorta di opera lirica. Con grandi momenti poetici soprattutto nella morte dei replicanti, per quanto drammatica. Per Roy Batty però volevo qualcosa di diverso. Il monologo originale era molto lungo e ho preferito tagliarlo. Tra l’altro, ogni volta che penso o rivedo quella scena mi viene da ridere per il fatto della colomba. Come sapete il replicante tiene ua colomba in mano che alla sua morte doveva spiccare il volo. Sul set pioveva però e alla fine del monologo la colomba non ne ha proprio voluto sapere di andarsene. Il massimo che fece fu saltellare via dalla mia mano e allontanarsi zampettando. E qui entrò in gioco quella geniale invenzione che fu l’editing! Sono quelle cose che rendono grande il cinema: può essere incredibilmente serio, ma anche incredibilmente stupido e divertente. Parlando della realizzazione di Blade Runner, consiglio a tutti la visione di Dangerous Days, il documentario sul film.

Blade Runner si svolge in un futuro ormai prossimo. Cosa rivede di quella ambientazione?

Sicuramente il problema più grande per me al momento è la sovrappopolazione. Aumentiamo sempre di più, e soprattutto inquiniamo sempre di più. Ciò mi preoccupa molto.

Ci può parlare della sua esperienza ne La leggenda del santo bevitore, girato e scritto dal triestino Ermanno Olmi?

L’incontro fu assolutamente casuale. Lui vide un’intervista che feci per promuovere The Hitcher. Ci incontrammo a Parigi e mi raccontò del progetto. Come lavoro fu un po’ complicato dato che io non parlavo italiano e lui non parlava inglese. Però sono molto legato a quell’esperienza. Ed anche al secondo progetto insieme ad Ermanno: Il villaggio di cartone, film quasi improvvisato. La cosa che mi colpiva di più di lui era il suo fare distaccato. Di primo acchito poteva sembrare non gli interessasse come veniva una scena o non seguisse la sua realizzazione. Quando glielo facevi notare ti rispondeva “Rutger, il concerto”. Per lui il cinema era come una sinfonia, e capiva al volo cosa andava bene o cosa no.

Ironicamente durante l’intervista, alla domanda su quale ruolo amasse o odiasse ha risposto:

Fanc*lo, e perchè dovrei dirlo a te? Indovina! A parte gli scherzi, il ruolo difficile o amato o odiato… quello di Roy Batty,  per cui sento di essere nato. Dovevo farlo. Contemporaneamente però, è cinema! Non esistono ruoli difficili o facili. Ti diverti. Ci devi mettere passione. La cosa che amo di più del cinema sono i suoi imprevisti. Se il film ha tanti imprevisti è un film interessante. Le cose semplici sono per i morti.

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