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Caravaggio. San Girolamo scrivente: iconografia di un santo

Nei giorni in cui le polemiche accendono l’arrivo alla Pinacoteca di Brera, di Giuditta che decapita Oloferne, opera ritrovata a Tolosa e attribuita con molti dissensi a Caravaggio, la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, accoglie da ieri, 9 novembre fino al 19 febbraio 2017 il San Girolamo scrivente, capolavoro del grande maestro lombardo. L’opera realizzata tra il 1605 e il 1606 su commissione del cardinale Scipione Borghese, andrà a sostituire la Canestra di frutta che, in occasione di una rassegna dedicata all’artista, verrà esposta nel percorso museale della Galleria Borghese di Roma.

Il capo chino del santo assorto nella lettura rimanda al teschio che si impone sopra le pagine aperte, il manto scarlatto e il panneggio che scivola lungo il tavolo dialogano in un crescendo di luci ed ombre che modellano i contorni. Il rigore compositivo è rotto dal braccio che emerge dai chiaroscuri e si allunga ad intingere la penna nel calamaio, la geometria dei piani paralleli scandisce l’intima composizione che misura lo spazio attraverso la presenza della vicenda umana, e divina.

Al dipinto del Caravaggio si accompagnano otto disegni conservati nell’Ambrosiana, che analizzano l’evoluzione dell’iconografia di San Girolamo, uno dei temi più ricorrenti nelle pitture della Controriforma . Oltre alle fitte linee vigorose che ritraggono il santo, nel San Girolamo nello studio di Albrecht Dürer, si possono ammirare le illustrazioni di Giulio Romano con il San Girolamo traduce la Bibbia, Guercino con il San Girolamo nel deserto, Giuseppe Nuvolone con San Girolamo, Donato Creti con il San Girolamo nel deserto, Giacomo Zoboli ne L’ultima comunione di San Girolamo, Isidoro Bianchi con San Gregorio e San Girolamo e infine Giovanni dell’Opera con il San Girolamo tormentato.

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