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Musical in Italia: imparare a dire no alla traduzione

Il musical in Italia è un genere che viene esplorato spesso e volentieri da registi e attori all’avanguardia. A breve la Compagnia della Rancia porterà in scena una speciale tournée di Grease per festeggiarne il ventennale dell’arrivo nel nostro paese. Un’ occasione che dà modo di lanciare un appello doveroso: è tempo di imparare a dire di no alla traduzione degli spettacoli.

Ovviamente non si parla dei dialoghi: in questo caso è assolutamente impensabile riproporre con compagnie locali interi libretti di musical in lingua originale. Ma sarebbe importante imparare a non maneggiare troppo la colonna sonora. Soprattutto per via del vizio molto particolare che gli italiani hanno e che è riconoscibile anche nell’impegno che mettono nella traduzione di titoli di film e serie televisive: tendono ad allontanarsi un po’ troppo dal testo. E se l’essere visionari è un bene in ambito artistico, qualsiasi esso sia, spesso e volentieri la volontà di dare troppe sfumature rischia di snaturare il prodotto.

Grease, Jesus Christ Superstar, prima delle incredibili tournée con Ted Neeley (il Gesù originale del film del 1973, N.d.R.), Sister Act (e chi più ne ha più ne metta, N.d.R.) sono produzioni incredibili caratterizzate dallo stesso difetto: traduzioni poco accurate o un tantino forzate di canzoni iconiche entrate nella storia. Per quanto si voglia rendere per forza comprensibile un testo alla maggioranza, è talvolta necessario fare un passo indietro e far parlare la musica.

Si vive in un mondo pressoché globalizzato dove l’inglese è una lingua conosciuta praticamente da tutti: è ora di lasciare andare, almeno un po’, l’atteggiamento nazionalista che l’Italia applica sul genere e goderne almeno musicalmente nella purezza dei musical.

Photo Credit | Compagnia della Rancia

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