"

American Horror Story – Roanoke, 6×10: redenzione

american horror story roanoake 6x10 redenzione

Redenzione è in qualche modo l’unico termine che sembra giusto applicare ad un episodio come Chapter 10 di American Horror Story – Roanoke. Nella confusione che caratterizza tutta la 6×10, ciò che è evidente per tutti i minuti della sua durata è la (ovvia) ossessione di Lee per sua figlia Flora.

Una ragazzina sveglia e dal carattere simile a quello della madre e che rappresenta il filo conduttore di una serie di decisioni decisamente fuori dal mondo nel vero senso della parola. Il vero cambiamento, il momento nel quale l’occhio e la mente dello spettatore vengono catturati, avviene senza dubbio solo negli ultimi 10-15 minuti di episodio.  Il processo che vede coinvolta Lee, la trasmissione alla quale partecipa con una vecchia conoscenza dei fan di American Horror Story (Lana Winters – Asylum- sempre interpretata da Sarah Paulson, N.d.R.) e l’ennesimo reality che finisce in un bagno di sangue perché la gente si ostina a recarsi nella casa maledetta di Roanoke, se non irrilevanti appaiono perlomeno noiosi.

E’ nella redenzione che Lee ricerca con la figlia che l’episodio si sveglia dal torpore e prende finalmente un senso. Facendo capire nell’immediato che alla fine la casa, in un modo o nell’altro, richiamerà a sé anche l’ex poliziotta. Il suo sacrificio è però volontario, al fine di ricevere perdono da Flora ed evitare che la stessa si trasformi in fantasma per salvare la sua piccola e morta amica. Non va dimenticato che chi muore a Roanoke, in realtà non muore davvero. Ed è su questo che punta Lee: la vita dopo la morte, nella quale prendersi cura di Priscilla ed avere la possibilità di rivedere la figlia ed avere il perdono e l’affetto tanto ricercati.

Un finale di stagione forse fiacco rispetto a quello delle altre di American Horror Story, ma che conclude (si fa per dire, N.d.R.) un percorso davvero sanguinoso e privo, nella sua interezza, di quell’empatia e sentimento che il rapporto tra madre e figlia ha costretto, all’ultimo, a venire fuori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *