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L’arte oscura dei video Darkwave e Post-Punk degli anni ’80 e ’90

L’immaginario metaforico e simbolico dei videoclip musicali, rappresenta un territorio smisurato ed affascinante, gremito di rimandi e universi unici all’interno dei quali le immagini incarnano le musiche, diffondendosi in linguaggi allegorici emozionanti e suggestivi, riconosciuti sempre di più come vere e proprie forme d’arte.

Una narrazione profonda e coinvolgente arricchita dagli spinosi riverberi occulti caratterizza in particolar modo i video che hanno segnato le scene Post-Punk, Darkwave e Goth-Rock degli anni ‘80 e ’90. Cupe e mistiche atmosfere, si intrecciano ai richiami artistici e culturali, così dalle architetture esoteriche ai culti medievali, dagli oscuri romanzi gotici di fine XVIII secolo, fino alle distorsioni del Cinema Espressionista, tutto si combina in un cocktail enigmatico e seducente, che ha conquistato un decennio e ha influenzato tutto il corso della musica dagli anni ’90 ad oggi.

Ripercorriamo insieme gli echi tortuosi e accattivanti delle oscure pulsazioni sonore attraverso una selezione di videoclip degli anni ‘80 e dei primi ‘90, scivolando lungo un’affascinante fusione di arte e musica, in un viaggio notturno e inquieto.

Siouxsie and the Banshees, Face to Face

Irrompe direttamente dalla colonna sonora di Batman – Il ritorno, diretto da Tim Burton, l’ipnotica danza macabra della Dea selvaggia del Post-Punk, Siouxsie la dominatrice indiscussa delle sonorità ruvide e sensuali. La sacerdotessa nera, si contorce in una danza voluttuosa, divenendo la protagonista di una fiaba lugubre, mentre affonda gli artigli nel sogno, faccia a faccia con il desiderio e la perdizione. Regina dei travestimenti e della metamorfosi, in ogni video, e in ogni concerto di Siouxsie and the Banshees scorre l’arte della rappresentazione, la maschera si rinnova ad ogni messa in scena dando vita a delle vere e proprie performance irripetibili e visionarie.

Bauhaus, Mask

I toni epici ed oscuri evocati dall’intensa e vibrante voce di Peter Murphy, trascinatore carismatico e teatrale dei Bauhaus, ci conducono in un’ossessiva e stridente litania, l’ombra getta le sue ali sui profili che si abbandonano ai rituali incastrandosi nelle forme e negli artifici dei fermo immagine. La dimensione onirica e spettrale raggiunge l’apice nei manierismi espressivi, che oltre al chiaro tributo che la band rende alla Staatliches Bauhaus ovvero la celebre scuola tedesca di arte, architettura e design, rimanda ai volti tenebrosi e caricati del Cinema Espressionista Tedesco.

New Order, True Faith

I movimenti meccanici dal sapore surrealista dei ballerini, riportano al Triadisches Ballet, ovvero al Balletto Triadico dell’artista bauhaus Oskar Schlemmer, le linee esasperate e i volteggi rocamboleschi trasformano i ballerini in grottesche marionette, che inseguono astratte coreografie dal rigore grafico.

Dead Can Dance, Persephone

Il rituale si compie nel sacrificio, un serpente attraversa il grembo umido della terra, una croce unisce il cielo alla materia, nell’eterno dualismo che unisce e separa. La voce profetica e profonda di Lisa Gerrard ci accompagna in un crescendo di emozioni e arcane simbologie, dal culto della Dea Madre fino ai Misteri Eleusini dell’oltretomba che incatenano Persefone nel regno degli inferi, tutto si compie nella lotta ancestrale e beffarda che non ha principio né una fine ma si rigenera nella ciclicità dell’eterno ritorno.

Nine Inch Nails, Closer

Il testo asciutto e provocatorio, crudamente esplicito, cavalca la martellante e avvolgente base elettronica, in connessione con le immagini estreme e blasfeme che senza pudori affondano in una baccanale di perversioni ed erotismo. Trent Reznor si inabissa nelle più profonde fantasie sessuali, attraversando una tensione soffocante e struggente, dalla quale è difficile liberarsi.

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