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Delitto di Cogne, il primo processo mediatico

Il delitto di Cogne, dove la mattina del 30 gennaio 2002 trovò la morte il piccolo Samuele Lorenzi, diede vita al primo vero processo mediatico della storia moderna italiana evidenziando come brutture investigative di rilievo possano influenzare in modo irreparabile i futuri dibattimenti.

C’è un video che difficilmente verrà cancellato dalla memoria di coloro che all’epoca seguirono il caso attraverso le immagini dei telegiornali: troppo personale autorizzato all’entrata nella villetta dei Franzoni di Cogne appariva assolutamente non preparato per non contaminare la scena. Solo con il passare dei giorni e degli anni ci si è resi conto di quanto le investigazioni relative all’uccisione del piccolo siano state in qualche modo invalidate da un approccio non asettico alla scena del delitto. Il 21 maggio 2008 la Corte di Cassazione ha riconosciuto come colpevole del delitto Annamaria Franzoni la quale si trova ora agli arresti domiciliari dopo aver passato 6 anni in carcere. Per molto tempo, fino alla fine del dibattimento, l’opinione pubblica si è divisa tra colpevolisti ed innocentisti: la mancanza di movente credibile ed arma del delitto sono stati tra gli elementi che più hanno lasciato perplessa la popolazione.

Quello di Samuele Lorenzi è stato per molto tempo un delitto inspiegabile, fatto di perizie e controperizie, che ancora oggi dopo 15 anni è difficile considerare come effettivamente risolto: è difficile asserire che il ragionevole dubbio sia stato superato.

Arme differenti, stesso colpevole

Uno degli elementi più controversi dei diversi gradi di giudizio è sempre stato quello relativo alle armi del delitto: le ipotesi presentate sono state le più disparate, tra le quali figurano un mestolo di rame, una piccozza da montagna, un pentolino per il latte ed addirittura uno scarpone. La realtà dei fatti è che nessun’arma del delitto è stata mai ritrovata e che Annamaria Franzoni venne condannata sulla base di perizie che non sono stati in grado di fugare in modo certo i tanti dubbi che hanno accompagnato questa storia.

Molta importanza, specialmente a livello mediatico, è stata data a quello che era lo stato mentale di Annamaria, apparsa senza dubbio sconvolta dopo il delitto ma al contempo, forse anche a causa delle tante interviste rilasciate, vista dalla maggior parte delle persone come una madre fredda e senza cuore per l’essersi posta davanti alle telecamere al fine di ostacolare le indagini e dare un’immagine migliore di se.

E la verità?

Annamaria Franzoni è stata ritenuta colpevole di aver ucciso il figlio Samuele: quello che colpisce di tutta la vicenda è come la sua famiglia non sia uscita distrutta dalla vicenda nonostante tutto. La donna ha infatti avuto un altro figlio, Gioele, che ora ha 13 anni e può lasciare per 4 ore al giorno gli arresti domiciliari: vive nel paese di origine con il marito e vicino ai propri genitori. Se si pensa a casi analoghi avvenuti negli anni non si trova in nessuno di essi una tenuta famigliare così potente ed una fiducia così radicata: come è possibile? Nessuno ha mai avuto dubbi sulla sua innocenza? Quale è l’elemento che sfugge dell’intera vicenda? L’opinione pubblica sarà in grado di superarla mai?

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