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Donald Trump: missili su base siriana

Donald Trump ha deciso di reagire all’uso di armi chimiche in Siria attaccando una base in loco approfittando di uno dei poteri del quale il Presidente degli Stati Uniti dispone: la capacità unilaterale dare l’ordine di attacco. Chi si aspettava una discussione con il Congresso a mediare: come giudicare una simile reazione a livello internazionale?

Sono diverse le sfumature di questa situazione che devono essere considerate e valutate, tra di esse l’eccidio in Siria in atto da mesi: una guerra civile dai risvolti imprevedibili, nei quali l’Isis si è inserito a tutta forza e che ha portato finora solo al massacro di civili innocenti. Il resto del mondo sembra essere bloccato in uno stato di paralisi ovattata: l’ONU condanna ma non prende provvedimenti, la maggior parte dei paesi nel mondo aiuta la popolazione attraverso sostegno umanitario e i governanti alla ricerca di un titolo di “pluripotenza” alzano la voce e sostengono le differenti parti.

E poi c’è Donald Trump che in questa situazione è la mina vagante: è indubbio che non abbia le carte e la conoscenza per ricoprire il ruolo nel quale si trova e che stesse aspettando una semplice scusa per rendere legittima quella che è la sua guerra contro l’Islam mascherata da lotta al terrorismo dando al tempo una stoccata all’amico/avversario Vladimir Putin. Per quanto si voglia tentare di ignorarlo è impossibile non valutare come primario questo elemento dato che era lo stesso magnate, ai tempi dell’amministrazione Obama, a far sentire la sua voce contro un attacco in Siria.

La comunità internazionale deve prendere dei provvedimenti nei confronti degli attacchi con armi chimiche perpetrati in Siria, ma ciò deve essere fatto in modo sicuro sia per le persone ancora presenti nella zona di guerra sia per mantenere la stabilità mondiale. Economicamente e socialmente nessuno Stato si può permettere di affrontare un conflitto su larga scala, né di lasciare che la voglia di imperialismo mai sedata di alcune potenze approfitti del sangue innocente di popolazioni inermi.

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