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Lo sterminio dei gay in Cecenia: VERGOGNATEVI di questo ORRORE

Non bisogna avere paura di chiamare ciò che sta accadendo ai gay in questo momento in Cecenia con il nome che gli appartiene: sterminio. E’ irrilevante che i morti accertati siano solo 3 o che il “campo di concentramento” secondo alcuni non esista: il punto è che uno Stato riconosciuto come tale stia attaccando delle persone per il suo orientamento sessuale.

Sono centinaia le persone arrestate e picchiate, alcune fino alla morte, solo perché non eterosessuali ed è agghiacciante che il portavoce del presidente ceceno Ramzan Kadyrov non solo abbia sottolineato che in Cecenia non vi siano omosessuali ma che tra l’altro, si cita testualmente “i loro stessi familiari li invierebbero in posti da cui non potrebbero fare ritorno“. E per quanto non stupiscano simili atteggiamenti, dato ciò che avviene sistematicamente in Russia da tempo in materia di diritti umani e LGBTQ, allo stesso modo è inaccettabile rimanere fermi a guardare quando delle persone vengono perseguitate. E’ come se la Shoah con il suo carico di morti non fosse esistita: il mondo non è in grado di imparare dai propri errori, e li ripete costantemente. L’unica differenza è il cambio di target, sebbene nei campi di concentramento dove hanno trovato la morte gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale vi siano stati internati molti omosessuali.

Percosse, scosse elettriche, la sistematica mancanza di rispetto per la vita umana viene perpetrata senza che nessuno possa fare qualcosa: l’unica associazione LGBTQ presente sul territorio lavora in stato di semi-clandestinità per paura di ritorsioni e di conseguenze e non vi è un modo effettivo di opporsi per coloro che vivono in Cecenia. La comunità internazionale, per ciò che concerne la popolazione ed i singoli Stati, sembra fortunatamente essersi svegliata rispetto al passato ma quanto effettivamente potrà essere risolutiva se non si alza la voce tutti insieme e non si spinge un organo come quello delle Nazioni Unite a fare qualcosa di reale? Come portare il governo ceceno a modificare il suo atteggiamento? Le notizie che arrivano dal gruppo di attivisti basato a San Pietroburgo “Rete LGBT” sono pessime. A fine marzo l’associazione ha attivato un numero di emergenza in cui ha raccolto la richiesta di aiuto di oltre dieci persone: le istituzioni cecene hanno definito il tutto come “un pesce di aprile mal riuscito“.

Il punto è uno: individui vengono picchiati ed uccisi per via della propria sessualità, una caratteristica che è naturale tanto quanto avere gli occhi azzurri o i capelli castani. E davanti a persecuzioni di questo genere, come sarebbe dovuto accadere ai tempi di Hitler e dell’antisemitismo, non vi è nessuna questione di “Stato sovrano” che tenga: qualsiasi pressione per salvare delle vite innocenti ed ottenere il rispetto dei diritti basilari dell’uomo deve essere fatta. Ogni strada utile deve essere intrapresa. Essere gay non è una malattia e non deve rappresentare una condanna: ogni persona deve essere libera di essere quel che è, senza temere di essere denunciata o uccisa per questo. E’ ora che il mondo intero metta un punto sull’omofobia, soprattutto quella istituzionalizzata.

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