virginia raffaele roberto bolle

Virginia Raffaele strabiliante in Facciamo che io ero

Standing ovation e inchino davanti alla grandiosità di Virginia Raffaele in Facciamo che io ero, il programma andato in onda ieri sera. L’attrice conquista l’attenzione del pubblico e la mantiene per tutta la durata della trasmissione, con il supporto mai invadente di ospiti interessanti e preparati.

Lo one woman show della comica con origini circensi (da infarto vederla calarsi dal trapezio ad inizio spettacolo, N.d.R) convince su tutti i fronti e finalmente è la prova di come il sessismo della televisione italiana necessita di essere gettato alle ortiche per fare spazio a professionisti, come Virginia Raffaele, in grado di fare tutto al pari dei grandi nomi del ventesimo secolo. Dopo averla vista destreggiarsi magnificamente all’interno dello studio in modo navigato, senza mai mostrare debolezza ed intrattenendo in modo leggero ma diretto viene da chiedersi spontaneamente: perché una prima serata su Raidue e non su Raiuno? Il secondo canale è importante, è la vetrina di grido ma perché non affidarle il canale ammiraglio del network?

Il punto di forza di Virginia Raffaele in Facciamo che ero io è stato quello di essere in grado di far ridere e riflettere qualsiasi generazione: uno spettacolo mai volgare ma pieno di contenuti, in cui Fabio De Luigi, Lillo e Greg, Gabriel Garko e un magnifico Roberto Bolle nei panni di un novello Patrick Swayze hanno rappresentato la ciliegina di un torta gustosa, variegata e fresca come da tempo non se ne vedevano nella televisione italiana.

Le quattro puntate previste per questo importante “esperimento”, dopo aver visionato la prima serata, sembrano davvero troppo poche: di Virginia Raffaele non se ne ha mai abbastanza. L’attrice ha proposto diversi nuovi personaggi come Fiorella Mannoia e Bianca Berlinguer, perfetti nel loro parodiare i soggetti di riferimento ed alcuni classici intramontabili come Sabrina Ferilli e Donatella Versace. Il momento più alto? Lo spezzone sulla paura e sull’omo-transfobia: poche parole ma potenti per affermare ancora una volta, ed in Italia ce ne è bisogno, di come l’amore sia amore e non qualcosa di cui avere paura. Promossa a pieni voti.

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