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Gay Pride: perché a Roma il sindaco era assente?

Gettando un occhio ai Gay Pride che si sono svolti in questi giorni, ed in particolare su quello di Roma, è impossibile non notare come la grande assente sia stata il sindaco Virginia Raggi: perché è accaduto ciò quando anche sindaci come quello di Londra, in piena emergenza, o ancora quello di New York trovano modo di dare la loro disponibilità?

E’ una domanda molto seria, della quale piacerebbe avere risposta. E venire confutati in modo diretto da una dichiarazione: perché se si perde qualche minuto a pensare quali siano le dinamiche politiche all’interno e di contorno alla comunità LGBTQ, l’ultima cosa di cui ci si vuole rendere conto è quella di non contare abbastanza come cittadini da meritare la presenza del proprio amministratore.

Ed in qualche modo è quello che si percepisce: il problema ancora più grave consta però nell’arretratezza generale dell’Italia in materia di diritti arcobaleno. E’ un dato di fatto che oltre all’omofobia generalizzata nella società sia presente un simile sentimento di stampo istituzionale che, complice tra l’altro la forte presenza della Chiesa Cattolica sul territorio italiano, complica molto quello che sarebbe il normale iter progressivo e progressista di eguaglianza nel paese.

Il problema è essenzialmente l’ipocrisia della classe politica italiana: non avendo il coraggio spesso di ammettere le proprie idee in materia (ovvero l’essere omofobi, N.d.R.), essa si limita semplicemente a far sapere come vi sia sempre un impegno più urgente rispetto al Gay Pride. Ma stupisce? Non è anche lo stesso ragionamento fatto dalla popolazione non in grado di accettare la comunità LGBTQ ponendo sempre come giustificazione che vi sono problemi più importanti rispetto alla mancanza di diritti di un gruppo di persone?

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