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Premi Oscar 2017: 89esima edizione piena di luci e ombre

Ci siamo appena lasciati alle spalle questi Premi Oscar 2017 e già sono spuntate polemiche. La reazione più evidente l’ha scatenata Warren Beatty che, ormai ottuagenario, ha sbagliato a nominare il mglior film dell’anno.

Ma è davvero un suo errore? In realtà sembra sia stato un errore partito dall’organizzazione stessa che ha fatto confusione con le buste.

Chi era semi lucido in quei momenti avrà notato la spiegazione a grandi linee di Warren Beatty. Da anni non si vedeva una scena simile durante i Premi Oscar.  Beatty ha provato a condividere la “colpa” con Faye Dunaway, sua compagna nella presentazione, non riuscendoci.

La La Land (6 premi) e non Moonlight. Damien Chazelle e soci avevano quasi finito i ringraziamenti quando è arrivata una doccia fredda: Moonlight di Barry Jenkins è il miglior film dell’anno, ma come? Chi ha seguito la cerimonia al completo si è risvegliato dal torpore dovuto a una sequenza di premiazioni cantate.

L’Oscar alla regia per Chazelle, poi Casey Affleck e, infine, Emma Stone. La tensione aveva lasciato spazio alla rassegnazione nel vedere un’altra statuetta al musical, anche se non ha raggiunto il numero da tutti preventivato, e poi la doccia fredda.

È con grande entusiasmo che il pubblico ha accolto la vittoria di Jenkins e del suo film; purtroppo, si teme sempre, in edizioni sempre più politicizzate, che i premi vadano ad offuscare l’effettivo merito dell’opera.

Questa del 2017 è stata un’edizione più “democristiana” del solito, inutile negarlo.

Per scacciare l’ombra malevola del 2016 e dei suoi OscarSoWhite sono stati premiati: Viola Davis (Barriere), Mahershala Ali (Moonlight) e O.J: Made in America (Miglior documentario). Ali meritava davvero l’Oscar se pensiamo all’interpretazione granitica di Michael Shannon (Animali Notturni)? O.J: Made in America invece, sembra cavalcare il successo della serie su O.J. e il revival anni ’90. La sceneggiatura è andata a Moonlight facendo mormorare chi aveva acclamato Arrival (il grande sconfitto).  Zootropolis ha messo d’accordo tutti, e non ci si è dimenticati di dare due premi tecnici pure alla Battaglia di Hacksaw Ridge. Una premiazione che ha un finto sapore europeo, con Il cliente dell’iraniano di Farhadi, l’Academy ha giocato sul sicuro (e qui non discute, Oscar meritatissimo); il premio ad Affleck, piuttosto amato dall’Academy, ha una pretesa intellettuale e simil cinefila;  il miglior trucco e acconciatura a due italiani su tre, i nostri Giorgio Gregorini e Alessandro Bertolazzi che hanno dichiarato “Questo è per tutti gli immigrati”. Concetto poi ripreso da Gael Garcia Bernal. Diciamolo, una serata all’insegna della politica, più o meno soft (il tweet di Kimmel a Trump: Meryl says hi) dove il cinema si è sentito davvero poco. Si è palesato nelle clip dei film che hanno significato qualcosa per alcuni dei presentatori (L’appartamento per Charlize Theron); si è sentito durante il commovente In Memoriam, dove abbiamo potuto toccare con mano il vuoto lasciato da molti grandi.

La conduzione di Jimmy Kimmel, per questi Premi Oscar, ha giocato in bilico tra la classe di Billy Crystal e il tono sbarazzino di Ellen DeGeneres.

Un’altra annata sottotono è appena passata e, a noi, non ci resta che guardare alla nuova stagione cinematografica e ai Festival europei sempre più vicini.

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Oscar 2017, Moonlight e il trionfo della vita sui sogni

La sorprendente (e con tanto di giallo) vittoria del film di Barry Jenkins premia un film di strade secondarie e bisogni primari. Allo sconfitto La La Land la consolazione di longevità

Moonlight di Barry Jenkins ha vinto l’Oscar come Miglior Film. Una piccola (di budget) storia di un coming of age che diventa poco a poco una riflessione di essere uomini in una Miami di vicoli e spacciatori, di sessualità interrogata e di violenza sociale che mette a nudo una fragilità quasi universale. Una vittoria del quotidiano sulla fuga dei sogni che La La Land, grande favorito e clamoroso sconfitto, delle tante domande e delle pochissime risposte che ha conquistato pubblico e critica pur, a onor del vero, non rappresenti nulla di veramente nuovo. Ciò che più che nuovo è ormai palese è la difficoltà dell’Academy di metter d’accordo qualità delle scelte e necessità “politiche”.

Non fosse stata per l’incredibile gaffe di Warren Beatty, la busta del vincitore sbagliata, l’imbarazzo sul palco del Dolby Theater, ma anche la signorilità e classe con cui il produttore di La La Land, Jordan Horowitz, ha passato il testimone ai veri vincitori, sarebbe stato infatti meno eclatante il modo in cui l’Academy ha “gestito” le assegnazioni dei premi. Moonlight dunque ha vinto: Oscar 2017, Oscar so Black, Oscar di un politicamente corretto che ha un retrogusto amaro. In piena rivolta anti-Trump la storia di vita, sesso e morte di Barry Jenkins è il sigillo di una notte di trionfi per la comunità afro-americana (Mahershala Ali e Viola Davis su tutti), arrivata più per risposta sacrosanta agli errori del passato e un anno di tensioni razziali in tutta gli States che a un reale merito artistico. Eppure.. eppure cosa si sarebbe scritto di La La Land? Il musical di Damien Chazelle ha confermato come il musical sia un genere intramontabile nei gusti del pubblico, e che in futuro si ricorderà più il canto sotto le stelle di Emma Stone e Ryan Gosling che la parabola di Chiron ma la sensazione di operazione pensata a tavolino per una notte come quella appena trascorsa non ha lasciato indifferenti i più. E al successo annunciato (e l’auto glorificazione) di un sogno per le strade losangeline meglio una camminata nelle strade secondarie di Moonlight.

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Warren Beatty: la vecchia gloria di Hollywood, da Bonnie e Clyde fino alla gaffe agli Oscar

Insieme a Damien Chazelle e tanti altri, il nome più ricorrente in questo momento è Warren Beatty. Volente o nolente.

L’attore si è fregiato della figuraccia fatta durante la premiazione per il miglior film, eleggendo La La Land al posto di MoonlightJimmy Kimmel prova a salvare l’attore dicendo che probabilmente lui stesso ha fatto confusione con le lettere. Fatto sta che il pubblico è, come sempre, implacabile e addita la vecchia gloria.

Basta una gaffe per cancellare purtroppo una lodevole carriera.

Warren Beatty nasce nel 1937 ed esordisce al cinema nel 1961 con Splendore nell’erba, spalleggiato da Natalie Wood. Dopo film come E il vento disperse la nebbia e Mickey One, l’attore si fa notare con Gangster Story. Il film riprende la storia di una delle coppie più iconiche d’America, Bonnie e Clyde. Warren Beatty e Faye Dunaway portano sullo schermo i due famosi rapinatori. Al quinto posto della categoria dei migliori film gangster della storia, la pellicola di Arthur Penn vale una nomination come migliore attore protagonista, la prima di quattro nomination della sua carriera.

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Dagli anni ’60 in poi, Beatty si dedicò a ruoli dietro la macchina da presa. Il film Reds è il suo lungometraggio di punta. La storia segue le vicende di John Reed, interpretato dallo stesso Beatty, che cura anche la sceneggiatura. John Reed fu un celebre giornalista comunista americano,  e nella pellicola troviamo anche un giovane Jack Nicholson. Il film riceve un buon successo tra critica e pubblico, e premia il regista con l’Oscar per la miglior regia.

Beatty fu accostato spesso alla figura di Robert Redford. È parere comune pensare che se non ci fosse stato l’amore per la regia di Beatty, la carriera di Redford sarebbe stata molto più in salita. Infatti, per scrivere e girare i suoi progetti, Warren Beatty non accettò il ruolo per cult come La Stangata.

Un’altra delle sue figure più iconiche è Dick Tracy nel film omonimo da lui diretto nel 1990.

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Uno dei simboli di un Hollywood gloriosa, fu spesso protagonista delle pagine dei tabloid più famosi, soprattutto per quanto riguarda le sue numerose, accertate o non, relazioni amorose.

Peccato che una gloria come lui sia coinvolto nello scivolone che abbiamo visto agli Oscar.

Per quanto possa essere criticabile, possiamo sempre dire che “errare è umano”, sperando che Warren Beatty si “redima” e che il pubblico dimentichi tra pochi giorni l’accaduto.

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Damien Chazelle: tra jazz e fama, ecco a voi il regista dell’anno!

Damien Chazelle è stato eletto poco fa miglior regista agli Oscar 2017.

L’ennesimo successo di La La Land al festival più importante del cinema sugella completamente il suo successo.

Molto si è detto riguardo al film, e ancora pubblico e parte della critica si divide su chi lo osanna e chi pensa sia stato “gonfiato”. Molti dicono anche che ancora ne abbia di strada da fare. Sta di fatto, che 14 nomination (di cui 6 vinte) è un record. Record avvenuto dopo aver conquistato tutti i festival internazionali.

Damien Chazelle, classe 1985, nasce a Providence. All’inizio della sua carriera, esordisce con Guy and Madeline on a Park Bench nel 2009. Fin dal suo primo film, si nota l’amore per il Jazz, colonna portante della pellicola. Amore che per ora si porta dietro in ogni suo lavoro.

Dopo questa partenza, si dedica alla scrittura di The Last Exorcism ed Il ricatto. Quest’ultimo è un thriller in cui la musica mantiene sempre un ruolo principale. Protagonisti sono Elijah Wood e John Cusack.

Nel 2013 il giovane cineasta conquista tutti al Sundance Film Festival con il corto Whiplash, che lo farà conoscere al mondo, aiutato anche dalla bravura di J.K Simmons. La storia ruota intorno al sogno di un ragazzo di diventare un batterista di successo. Ad aiutarlo ci sarà il severo professor Fletcher, che diventerà anche il suo ostacolo più grande. Da questo corto nacque il film omonimo del 2014.

Il passaggio dal cortometraggio al film è stato travagliato. Infatti, il cortometraggio è una lunga scena di una sceneggiatura di Chazelle che, non avendo abbastanza budget, decise comunque di portare sullo schermo parte della sua creatura. Dopo aver conquistato il Sundance, trovare i fondi fu semplice, anche se il regista insiste molto per mantenere J.K Simmons nel cast. Nel 2014, il lungometraggio si aggiudica  una pioggia di nomination e tre premi Oscar, tra cui migliore attore non protagonista per Simmons.

La La Land ormai non ha bisogno di presentazioni. Il musical dal gusto retrò è eletto tra i migliori film dell’anno. Una storia semplice, ma gestita ottimamente sia da Chazelle che dal cast. Per non parlare della bellissima colonna sonora. La pellicola, come sappiamo, aggiudica a Chazelle molti premi in tutte le categorie. Un film per il pubblico meno esigente e sognatore? Può darsi. Ciò non toglie il suo impatto sulle masse.

Uno dei punti di forza del regista probabilmente è anche la giovane età (32 anni), tra la media dei grandi cineasti. Ciò gli ha permesso di presentare film magari non complicati, ma sicuramente gestiti in maniera leggera ed entusiasta, cosa che spesso manca a registi con più esperienza.

Dopo un esordio di carriera costellato da premi, nomination e tanta gloria tutta insieme, ora viene la parte più difficile.

Ce la farà Damien Chazelle ad avere una carriera in evoluzione, o rimarrà incastonato nella sua fama, come spesso accade, rivelandosi un fuoco d’artificio?

Oscar

Oscar 2017: tutti i vincitori degli Academy Awards!

Si è conclusa poche ore fa la cerimonia degli Oscar.

L’edizione condotta da Jimmy Kimmel è stata fastosa ed allegra, sulla scia dei contrasti tra Hollywood e il neopresidente Trump.

Per quanto riguarda i premi, si presenta come un’edizione più equilibrata rispetto ad altri festival. Il favorito La La Land si porta a casa “solo” 6 statuette su 14. Tra queste anche quelle come miglior regista e migliore attrice protagonista (Emma Stone).

Grande successo invece per Moonlight (con  tanto di equivoco sul palco). Al grido di “Oscar so Black”, il viaggio di formazione di Barry Jenkins conquista l’ambito miglior film.  Inoltre ha sorpreso molti con la vittoria di Mahershala Ali come migliore attore non protagonista.

Poche sorprese per la vittoria di Casey Affleck, favoritissimo per Manchester by the sea. Un’altra vittoria certa conquistata è per l’elegantissima Viola Davis, migliore attrice non protagonista.

A seguito, tutti i vincitori:

MIGLIOR FILM

Moonlight

MIGLIORE REGIA

Damien Chazelle – La La Land

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

Casey Affleck – Manchester By The Sea

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

Emma Stone – La La Land

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

Mahershala Ali – Moonlight

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA

Viola Davis – Barriere (Fences)

MIGLIOR FILM STRANIERO

The Salesman

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE

Zootropolis (Zootopia)

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE

Moonlight – Barry Jenkins, Tarell McCraney

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE FILM

Manchester by the Sea – Kenneth Lonergan

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE

“City of Stars” – La La Land

MIGLIORE FOTOGRAFIA

Linus Sandgren – La La Land

MIGLIORI SCENOGRAFIE

La La Land – David Wasco, Sandy Reynolds-Wasco

MIGLIOR MONTAGGIO

La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge) – John Gilbert

MIGLIOR DOCUMENTARIO (LUNGOMETRAGGIO)

O.J.: Made in America

MIGLIOR DOCUMENTARIO (CORTOMETRAGGIO)

The White Helmets

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO

Sing

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO ANIMATO

Piper

MIGLIOR MONTAGGIO DEL SUONO

Arrival

MIGLIOR SONORO

La battaglia di Hacksaw Ridge (Hacksaw Ridge)

MIGLIORI EFFETTI VISIVI

Il libro della Giungla (The Jungle Book)

MIGLIORI COSTUMI

Animali fantastici e dove trovarli (Fantastic Beasts and Where to Find Them) – Colleen Atwood

MIGLIOR TRUCCO

Suicide Squad
– Alessandro Bertolazzi

MIGLIORE COLONNA SONORA

La La Land – Justin Hurwitz

Oscar -7 La la Land sempre tempo per una commedia

Oscar -7: La La Land, è sempre tempo per una commedia

Ad una settimana dalla lunga notte vetrina del cinema analizziamo la vittoria annunciata (?) del musical di Damien Chazelle. Il balsamo del disimpegno (facile?) contro la politica minata di paure.

Un anno è passato dalle proteste #OscarSoWhite: Trump è presidente con licenza di innalzare muri, giovani afroamericani continuano a finire in sacchi neri sulle strade per le pallottole del “fuoco amico”, altri preferiscono farsi giustizia sui tetti, Zuckerberg ha appena dato alla sua creatura Facebook una santa missione per il mondo intero, e la diversità (di genere, di pelle, di razza, di religione) ha cannibalizzato le nomination. Un anno è passato, eppure ad una settimana dagli Oscar il possibile trionfo di La La Land, dove politica e lotte di razza non fanno parte di un mondo colorato di suoni, può mettere un freno bianco e reazionario all’urgenza di raccontare le paure e i drammi di un presente che cammina sui carboni ardenti. Ma cosa c’è di reazionario nei sentimenti, in un balletto, in una commedia?

Il musical come rappresentazione scintillante di una realtà che si tramuta in sogno, dove la parola ha bisogno dei suoni e della melodia per farsi più incisiva, dove il corteggiamento dei corpi è lo specchio dell’immagine. Il musical è cinema allo stato puro. Ed è forse per questo che il pubblico continua a premiarlo, anno dopo anno, al di là delle mode e delle cicliche crisi economiche e d’identità. E allora cos’è che non quadra di questo annunciato successo? Gli sfidanti non sono proprio dei colossi di qualità: tra questi il redivivo Mel Gibson è in gara senza un reale perché, il già vecchiotto western moderno Hell or High Water poco aggiunge al genere, mentre Lion soffre della sindrome tutta americana di fare cinema terzomondista dalla propria prospettiva,  e Il diritto di contare farebbe storcere il naso a Martin Luther King (dando per scontato che il suo gusto cinematografico vada di pari passo con la sua importanza storica).

I tre outsider: il bellissimo Arrival di Dennis Villeneuve, il corrosivo Moonlight di Barry Jenkins, il dramma umano Manchester By The Sea. La sci-fi agli Oscar ha già dato molto ultimamente con l’indefinibile (gran film o clamoroso abbaglio mondiale?) Gravity, e difficilmente può ripetersi un successo con il ben più coraggioso Arrival, una raffinata riflessione sul linguaggio che relega finalmente in soffitta le noie filosofiche di Interstellar. Le tre fasi della vita del gay afro-americano protagonista di Moonlight sembra avere fin troppa carne (e troppo coraggio narrativo) per incutere timore al lieto fine della creatura di Chazelle. E poi c’è Manchester By The Sea che ha consacrato Casey Affleck (per lui l’Oscar in categoria sembra cosa fatta) con una classe operaia che non lotta più per il salario ma per dare un senso ai sentimenti di odio-amore, rivalsa-paura. Tra tutti i titoli al ballo degli Oscar è proprio quest’ultimo ad avere la risposta più coerente (e di qualità) all’anno orribile 2016. Ma come può una sonnolenta cittadina di mare rivaleggiare con le luci della City of Stars?

Travolgente successo al botteghino e statuetta vinta a tavolino. Quasi sicuro. Ma c’è sempre bisogno di una commedia. Nonostante tutto.

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BAFTA

BAFTA 2017: tutti i vincitori!

Poche ore fa si è tenuta la cerimonia dei BAFTA 2017.

Quelli considerati da tutti come gli Oscar inglesi, hanno sottolineato il successo di La La Land. Il musical ormai ha la strada aperta verso gli Oscar, dopo un’altra pioggia di riconoscimenti.

Premiata anche la bravura di Tom Holland e Dev Patel. Ovviamente tra chi ha ricevuto il premio c’è anche Casey Affleck.

Note di merito per Arrival e Moonlight, che, anche se rimane tra i migliori, ha avuto meno successo di quello sperato.

Tutti i vincitori:

Miglior film
La La Land

Miglior film inglese
I, Daniel Blake

Miglior stella emergente
Tom Holland

Miglior debutto di autori, registi o produttori inglesi
Under the Shadow

Miglior film straniero
Son of Saul

Miglior documentario
13th

Miglior film di animazione
Kubo e la spada magica

Miglior regia
Damien Chazelle (La La Land)

Miglior sceneggiatura originale
Kenneth Lonergan (Manchester by the sea)


Miglior sceneggiatura non originale

Luke Davies (Lion)

Miglior attore protagonista
Casey Affleck (Manchester by the sea)

Miglior attrice protagonista
Emma Stone (La La Land)

Miglior attore non protagonista
Dev Patel (Lion)

Miglior attrice non protagonista
Viola Davis (Fences)

Miglior Suono
Arrival

Miglior musica originale
Justin Hurwitz (La La Land)

Miglior fotografia
Linus Sandgren (La La Land)

Miglior montaggio
John Gilbert (Hacksaw Ridge)

Miglior scenografia
Animali Fantastici e Dove Trovarli

Migliori costumi
Jackie

Miglior make up
Florence Foster Jenkins

Migliori effetti visivi
Il libro della giungla

Miglior cortometraggio animato inglese
A love story

Miglior cortometraggio inglese
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La La Land: nella terra dei sogni, in una pioggia di meritate nomination

Come ormai sappiamo bene, La La Land sta spopolando.

Anche al botteghino USA, il film di Damien Chazelle si piazza bene, e a ragion veduta.

Siamo ad Hollywood, e due giovani tentano di sfondare nell’arte. Lui, un pianista indipendente e romantico, lei, una attrice un po’ insicura ma con un grande carattere. Entrambi sognatori e amanti della storia. Il loro incontro sembra segnato dal destino ma purtroppo la loro relazione deve fare i conti con la fama e la gloria in arrivo.

La sinossi, come spesso accade nei musical, è un classico del cinema.

Ciò non toglie che La La Land sia un successo in tutto e per tutto. In effetti cosa possiamo dire di un film che ha dominato ai Golden Globe e che ha il record di 14 nomination agli Oscar?

Damien Chazelle, dopo l’incredibile esordio di Whiplash, dimostra tutta la sua bravura, un regista giovane ed intraprendente. La sceneggiatura, scritta da lui stesso, è gestita in maniera magistrale. Tutte le parti tecniche del film si inchinano al concetto “retrò” del film stesso.

Infatti, nonostante l’ambientazione moderna, il fascino dell’epoca d’oro di Hollywood permea ogni parte della pellicola. Colori sgargianti, macchine d’epoca, citazioni, luoghi storici, si intersecano facendo sognare il pubblico.

La colonna sonora, come ogni buon musical, è  un vero e proprio personaggio, con lo spirito sonoro del retrò, appunto, con generi jazz, blues e la linea malinconica e sognatrice che accompagnano lo spettatore per tutti i 128 minuti. Anche le scene in cui i due protagonisti sono accompagnati da sola musica risultano godibili e ben fatte.

Parlando dei protagonisti, Emma Stone e Ryan Gosling stupiscono ed incantano. Gosling rimane una delle stelle più cool del firmamento maschile del cinema. Emma Stone è semplicemente adorabile. Un’attrice che è sbocciata diventando una vera e proprio diva, dando una incredibile prova del suo talento.

Come dice una delle sue canzoni, è un film dedicato a “i folli e i sognatori”. Un film per i giovani, malinconico e speranzoso.

Non sappiamo se vincerà tutti i 14 Oscar, ma sicuramente, tutti quelli che prenderà saranno assolutamente meritati.